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Quattro santi legati alla Penisola Iberica: Damaso (sec. IV), Manzio (sec. V), Vittore (sec. XI) e Geraldo (sec. XII). Francesco Grandi (1831-1891) è ancora l'autore dei quattro pennacchi da cupola che rappresenta quattro figure la Chiesa nati e legati in qualche modo al territorio della Penisola Iberica, prima della fondazione del Portogallo indipendente: il Papa Damaso I (sec. IV), rappresentato con la tiara pontificia con una pergamena; il martire Manzio (sec. V), che oltre ad essere stato vescovo di Évora è rappresentato con vestiti di grande semplicità, con la palma del martirio; Vittore (sec. XI), martire di Braga è ritratto come un vecchio ecclesiastico, mostrando la palma e Geraldo (sec. XII), l' abate francese che venne a Toledo e fu eletto Vescovo di Braga, nelle sue vesti episcopali reggendo il bastone pastorale .
Damaso I, Papa Nel Liber Pontificalis si legge: «Damasus natione Hispanus ex patre António sedit. ann. XVIII mns. III dies XI; fuit temporibus Iuliani». Gli anni del pontificato sono compresi fra il 366 e il 384, e in base all'autorevole testemonianza di S. Girolamo, secondo cui «prope octogenarius sub Theodosio principe mortuus est» (De viris illustribus, 3), possiamo fissare la data di nascita di D. verso il 304-305. D. stesso, nelle sue iscrizioni, ci dà notizie della sua famiglia. Del padre Antonio, nell'iscrizione da lui posta nella chiesa che edificò in onore di S. Lorenzo, dice: «Hinc pater exceptor lector levita sacerdos». Il padre dunque era stato un scrivano, un raccoglitore di notizie; entrato quindi nel clero, raggiunse il sacerdozio, dopo essere passato per gli ordini minori e maggiori, di cui espressamente sono ricordati il lettorato e il diaconato. Della madre, D. ci fa sapere che si chiamò Lorenza, visse ottantanove (o novantanove) anni, consacrò a Dioi sessant'anni di vedovanza, e vide lietamente la quarta generazione; ebbe anche una sorella di nome Irene , la quale votò a Dio la sua verginità. No sappiamo invece come D. passò la giovinezza (…) Le Gesta Liberii che risalgono al sec. VI, ci presentano D. come presbitero, proclamato, anzi, dal papa Liberio in esilio suo vicario, ad un'adunanza di presbiteri e diaconi romani, che si teneva in uno dei cimiteri della via Salaria nel giorno di Pasqua. (…) D., salito sulla cattedra di Pietro, tenne condotta conciliante; adunò in Roma due concili, uno nel 371, l'altro nel 374: in essi, senza condannare nominatamente glia aderenti alle eresie, condannò gli errori contro lo Spirito Santo e contro la perfetta umanità di Cristo. (…) Particolare cura D. ebbe per i libri dal momento che affidò la conservazione del suo nome presso posteri alla creazione di una biblioteca in aedibus paternis: «Archivis facteor volui nova condere tecta. Quae Damasi teneant per aecula nomen.» I contemporanei lo considerano inoltre un cronista ideale. (…) L'iconografia del santo ed i suoi attributi appaiono ispirati all'attività pratica svolta dal pontefice nella sua vita, piuttosto che agli episodi miracolosi, come in genere avviene. Egli infatti viene rappresentato recante in mano un volume della Bibbia, «vulgata» per suo incarico da S. Girolamo (…) o il modello di una chiesa , forse allusivo alla sua attività di restauratore dei sepolcri dei martiri. Altro più raro e oscuro attributo è l'ostensorio. Chiaramente ispirato all'etimologia latina del suo nome (Adamas) è invece il diamante che appare incastonato nell'anello del pontefice. (…) Francesco Negri Arnoldi in Enciclopedia dei Santi. Mancio (Manzio), Vescovo di Evora Poche sono le notizie sicure che possediamo intorno a questo santo. Forse era di origine romana e fu ucciso dai Giudei nel territorio di Évora in Portogallo il 15 maggio. Non si conosce l'anno del suo martirio e neppure il secolo, che alcuni ritengono il V o il VI. Le pretese di coloro che lo dicono vissuto nel I sec. e che lo fanno il primo vescovo di Évora non hanno fondamento. Le reliquie furono venerate nella chiesa a lui dedicata, ad Évora, fino agli inizi del sec. VIII, epoca dell'invasione dei musulmani, quando venero trasferite al monastero benedettino di Villanueva di S. Mancio, in diocesi di Palencia, la cui chiesa fu consacrata a M. nel 27 Maggio 1195. A Sahagún, probabilmente nella stessa epoca, gli si dedicò un'altra chiesa nella quale, nel 1565, fu trasferita la testa. Nel 1592 fu inviato un braccio alla chiesa a lui dedicata in Évora, come attesta il Breviario di questa diocesi, stampato nel 1702. La festa ci celebra a Évora il 21 Maggio, alla stessa data segnata dagli Atti leggendari, dal Martirologio di Floro e da alcuni mss. di quello di Usuardo. Baronio, alla stregua del Trujillo nel suo Thesaurus concionatorum, gli assegnò la data del 15 Maggio, data in cui si celebra anche la festa del Varones Apostolicos. (…) Pietro Burchi in Enciclopedia dei Santi. Vittore Le prime notizie che ci attestano la sua esistenza risalgono al sec. XI, e sono dunque anteriori all'abbandono della liturgia ispanica. La sua memoria la troviamo in tre calendari silensi e da essi sappiamo solamente il nome, e che fu martire di Braga. Della stessa provenienza e dello stesso secolo è una brevissima passio conservata nel passionario del monastero. Da questo testo sappiamo che V., ancora catecumeno, un giorno si trovò a passare davanti ad un corteo di persone che portavano la statua di un dio verso il fiume Este; egli allora si mise ad inveire contro e subito fermato fu tradotto davanti al preside; si confessò cristiano, e fu condannato alla decapitazione, dopo essere stato tormentato. Niente altro apprendiamo di questo testo. I martiriologici del Seicento, sulla base di questa notizia, la arrichiscono un po', con qualche dettaglio nuovo. Così affermano implicitamente che morì alla fine delle persecuzioni romane; V. non provocò i pagani, furono piuttosto questi ad esortarlo ad offrire dell'incenso all'idolo, mentre egli rifiutò decisamente ed intavolò con essi un'accesa discussione; affermano in concreto che fu sottoposto al tormento della flagellazione e finiscono ricordando che nel luogo dove morì, presso il fiume, alla distanza di mille passi, fu edificata una chiesa in suo onore. L'esistenza di un culto immemorabile ci è attestata come abbiamo detto nel sec. XI fuori di Braga, nel monastero di S. Domenico di Silos nella Pastiglia; è perciò naturale pensare che nella sua città il culto fosse antichissimo, benché delle prove concrete non ci siano. Solamente sappiamo che nel 1102 il vescovo di Compostella, Gelmírez, visitò Braga, portando con sé al ritorno gran parte delle reliquie custodite nella chiesa di V. Per il David, il titolare di questa chiesa sarebbe il Vittore martire di Cesarea. Questa chiesa era parrocchia già nel sec. XII. Non sappiamo però se fra le reliquie portate da Gelmírez c'erano pure quelle di V. Sta di fatto che nella città si continuò a credere che vi fossero rimaste; ma nel 1590 l'arcivescovo di Braga, Agostinho de Castro, fece una ricognizione del sepolcro senza però trovarne le reliquie. Nel 1686, la chiesa di V. era quasi totalmente rovinata e così l'arcivescovo Luís de Sousa la ricostruì magnificamente a sue spese. Infine, nel 1747, la parrocchia fu divisa in due, data la eccesiva estensione di essa, dando così origine all'altra di S. Giuseppe. Nel Martirologio Romano V. si trova alla data del 12 Aprile. Rafael Jiménez Pedrajas in Enciclopedia dei Santi . Geraldo, Vescovo di Braga L'arcivescovo di Toledo, Bernardo, legato del papa per la riforma ecclesiastica in Spagna, chiamò intorno a sé diversi chierici e monaci francesi, fra i quali G., abate di Moissac, che fu nominato maestro di canto nella cattedrale di Toledo. Quando la sede di Braga divenne vacante, G. fu eletto dal clero e dal popolo della città e l'arcivescovo lo confermò. Visitò la diocesi, cercando di porre rimedio agli abusi che vi erano stati introdotti, tra cui l'investitura ecclesiastica data da laici. Circondato dai discepoli, morì a Bornos (Portogallo) il 5 Dicembre 1109, giorno in cui se ne celebrava la festa in tutta la Penisola Iberica. Non è commemorato nel Martirologio Romano. Manuel Sotomayor in Enciclopedia dei Santi |
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