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Le tre Infante della prima dinastia Portoghese, tutte figlie del secondo Re del Portogallo, D. Sancio I, furono rappresentate nei medaglioni della cupola della Chiesa dal pittore Francesco Grandi (1831-1891) durante il restauro del 1869-70. Teresa e Sancia già erano stati ritratti da Giovanni Odazzi (1663 – 1731) in una delle pareti della cappella maggiore, quadro della quale fu realizzata un'incisione e varie riproduzioni in Portogallo.
Sancia La principessa Sancia fu figlia di Sancio I, secondo sovrano portoghese, quindi sorella delle beate Mafalda (2 maggio) e Teresa (17 giugno). Nata a Coimbra intorno al 1180, rinunciò al matrimonio per conservare la verginità ed entrare nel 1229 tra le Cistercensi di Cellas, nel monastero che aveva precedentemente contribuito a fondare nel 1216, nel quale prese anche l'abito regolare. Morì in Portogallo, presso Coimbra. Fu beatificata nel 1705 dal pontefice Clemente XI con la sorella Teresa. La Beata Sancia del Portogallo, al secolo principessa Sancha Sanches de Portugal, fu la figlia secondogenita di Sancio I, secondo sovrano portoghese. Suoi nonni paterni furono Mafalda di Savoia, figlia del conte Amedeo III, ed Alfonso I Henriques, primo re del Portogallo. Sono dunque sorelle di Sancia le beate Mafalda (2 maggio), badessa di Arouca, e Teresa (17 giugno), regina di Castiglia e Leon, caso non unico nel vasto panorama di santità fiorito alle corti europee: sono infatti venerate come sante anche le tre sorelle principesse ungheresi Margherita, Kinga e Iolanda. Sancia nacque nella città portoghese di Coimbra intorno al 1180 ed alla morte del padre nel 1211 avrebbe dovuto ereditare, secondo le disposizioni testamentarie di quest'ultimo, il castello di Alenquer e tutto ciò che concerneva tale possedimento, compreso addirittura il titolo di “regina” in quanto signora di tale castello. Il nuovo sovrano Alfonso II, suo fratello, volendo accentrare nelle sue mani tutto il potere, non accettò dunque tale testamento ed impedì all'infanta Sancia di prendere possesso dei suoi titoli e dei redditi a lei spettanti, così come alle altre due infante sue sorelle Mafalda e Teresa. Ormai spogliata di ogni suo diritto, la principessa preferì rinunciare al matrimonio per conservare intatta la sua verginità ed entrare nel 1229 tra le Cistercensi di Cellas, nel monastero che lei stessa aveva precedentemente contribuito a fondare nel 1216, nel quale prese anche l'abito regolare e trascorse il resto dei suoi anni. Vi morì dunque il 13 marzo 1229. I suoi resti mortali furono poi fatti traslare a Lorvão dalla sorella Teresa. Proprio unitamente a lei, il 13 dicembre 1705 Sancia venne beatificata dal pontefice Clemente XI con la bolla “Sollicitudo Pastoralis Offici”. Il Martyrologium Romanum, nonché il calendario dell'ordine cistercense, commemorano la beata Sancia in data 11 aprile. Fabio Arduino in www.santiebeati.it |
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Teresa Teresa nacque nella città portoghese di Coimbra nel 1181 e sposò il suo consanguineo Alfonso IX, re di Castiglia e Léon, al quale diede tre figli: Sancha, Dulce e Fernando. Nel 1196 tale matrimonio fu dichiarato nullo per «impedimentum affinitatis» e quattro anni dopo Teresa si ritirò nel convento benedettino di Lorvão, che lei stessa aveva precedentemente fondato, e dopo averlo trasformato poi in abbazia cistercense nel 1229 prese il velo religioso. Morì il 18 giugno 1250 e venne sepolta a Lorvão, accanto a sua sorella Sancia, che lei stessa aveva fatto traslare. La Beata Teresa del Portogallo, al secolo principessa Teresa Sanches de Portugal, talvolta citata come Tarasia o Tareja. Esponente della numerosa prole di Sancio I, secondo sovrano portoghese, suoi nonni paterni furono Mafalda di Savoia, figlia del conte Amedeo III, ed Alfonso I Henriques, primo re del Portogallo. Sono dunque sorelle di Teresa le beate Mafalda (2 maggio), badessa di Arouca, e Sancia (11 aprile), monaca cistercense. Nacque nella città portoghese di Coimbra nel 1181 e sposò il suo consanguineo Alfonso IX, re di Castiglia e Léon, al quale diede tre figli: Sancha, Dulce e Fernando. Nel 1196 tale matrimonio fu dichiarato nullo per “impedimentum affinitatis” e quattro anni dopo Teresa si ritirò allora nel convento benedettino di Lorvao, che lei stessa aveva precedentemente fondato, e dopo averlo trasformato poi in abbazia cistercense nel 1229 prese il velo religioso.Alla morte del padre Sancio I nel 1211, l'infanta Teresa avrebbe dovuto ereditare, secondo le disposizioni testamentarie di quest'ultimo, il castello di Montemor-o-Velho e tutto ciò che concerneva tale possedimento, compreso addirittura il titolo di “regina” in quanto signora di tale castello. Il nuovo sovrano Alfonso II, suo fratello, volendo accentrare nelle sue mani tutto il potere, non accettò dunque tale testamento ed impedì a Teresa di prendere possesso dei suoi titoli e dei redditi a lei spettanti, così come alle altre due infante sue sorelle Mafalda e Sancia. Alla morte dell'ex marito nel 1230, Teresa favorì il passaggio della corona a San Ferdinando III, uno dei cinque figli avuti da Alfonso IX da un secondo matrimonio con Berengaria, figlia di Alfonso VIII di Castiglia, incentivando così la pace tra i regni di Castiglia e di Léon.Risolte le diatribe dinastiche, Teresa potè dunque trascorrere il resto dei suoi giorni con circa trecento consorelle nel monastero portoghese di Lorvão, ove morì il 18 giugno 1250. Le sue spoglie mortali furono ivi collocate accanto a quelle di sua sorella Teresa, che ella stessa vi aveva fatto traslare. Il 13 dicembre 1705 Teresa venne beatificata dal pontefice Clemente XI con la bolla “Sollicitudo Pastoralis Offici”, unitamente alla sorella Sancia. Il Martyrologium Romanum, nonché il calendario dell'ordine cistercense, commemorano la beata Teresa in data 17 giugno. Fabio Arduino in www.santiebeati.it
Mafalda Si ritirò nel celebre monastero di Arouca. Promosse la riforma del monastero chiamando le monache cistercensi, anch'essa vestì il loro abito. Ebbe molta notorietà la sua vita austera, il digiuno continuo, la veglia in preghiera di parecchie notti, il dormire sulla nuda terra. Favorì lo stabilirsi dei Francescani e dei Domenicani in Portogallo, si recava spesso a venerare l'antica immagine della Madonna posta nella cattedrale di Porto, al ritorno da uno di questi pellegrinaggi si ammalò gravemente per poi morire nel 1257. Il nome di battesimo le viene dalla nonna paterna, Mafalda di Savoia, figlia di Amedeo III e moglie di Alfonso-Enrico, primo re del Portogallo, che è indipendente dal 1145. Lei invece è figlia di Sancio, secondo re portoghese, che muore nel 1211, lasciando la reggenza alla regina vedova e il potere effettivo al ministro Nuñez de Lara. Ed è a questo punto che entra in scena la giovane Mafalda. Anzi, in scena l'ha trascinata Nuñez, in nome della ragion di Stato: al Portogallo, fortemente impegnato nella guerra di reconquista contro gli arabi, è assolutamente indispensabile una stretta amicizia col confinante regno di Castiglia. E, per le buone amicizie, un matrimonio è quello che ci vuole; sicché - decide il ministro - Mafalda sposerà Enrico I di Castiglia: e non importa se lui è un ragazzino più giovane di lei (destinato a morire per una disgrazia nel 1217). A questo punto interviene papa Innocenzo III, per mezzo del suo legato, che impedisce il matrimonio (o forse lo annulla) perché Enrico e Mafalda sono parenti. Roma si immischia negli affari portoghesi perché questo regno, staccandosi da quello di Castiglia e León al tempo di Alfonso-Enrico, si era dichiarato vassallo della Santa Sede per averne protezione. Insomma, tutto va a monte e Mafalda finisce in convento. Sembra una definitiva uscita di scena per la principessa. Invece Mafalda diventa protagonista proprio ora che si ritira come ospite nel monastero di Arouca. Lì dentro deve notare molte cose storte; e che non sia tipo da sopportarle appare chiaro, quando decide di far piazza pulita di gerarchie e usanze, chiamando sul posto nel 1222 le monache cistercensi, dalla disciplina senza sconti. Diventa anzi una di loro. Poi si dà a creare ospizi e case religiose nei territori devastati dalla guerra, partecipando al grandioso sforzo collettivo per restituire vivibilità e fertilità alle campagne abbandonate. Lascia il monastero solo per i pellegrinaggi a Porto nella cattedrale, iniziata dalla nonna di cui porta il nome. Colpita da malattia in uno di questi viaggi, muore nel monastero in umiltà totale, coricata sulla cenere e col cilicio ai fianchi. Presto si comincia a parlare di miracoli avvenuti lì, presso la sua tomba. Una riesumazione del 1617 mostra il corpo ancora intatto. Papa Pio VI, nel 1793, ne autorizza il culto nelle comunità cistercensi. Domenico Agasso in www.santiebeati.it |
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