"Il mio spazio è fatto di tessiture e velature, figure sfumate: un habitat pervaso dal mio immaginario e in cui cerco – con onestà – di prolungare maggiormente la mia visione interiore."
Inaugurazione 2 dicembre dalle ore 18.30. La mostra rimarrà aperta sino al 20 dicembre 2009.
La mostra rimarrà aperta sino al 20 dicembre 2009. Orari: mercoledì, giovedì e venerdì 15.00 - 20.00; sabato 11.00 - 13.00 / 15.00 – 20.00; Domenica 11.00 - 13.00.
“Spesso, il predominio di una certa percezione immaginaria inizia ad essere avvertito già nell’infanzia, magari inaspettatamente in occasioni in cui ci si trova costretti da circostanze contingenti a modificare la “normale” vita di relazione.
Ricordo infatti che, da bambino, a causa di una tipica malattia infantile, restai a letto per giorni e per distrarmi in quello che mi sembrava un lunghissimo periodo da passare cominciai a disegnare.
In un tempo brevissimo, il mio letto si era trasformato da semplice luogo di riposo più o meno forzoso in un campo di matite colorate e di libri di fiabe illustrate. La conseguenza più immediata ed evidente fu quella di una netta percezione del fatto che avrei volentieri prolungato il mio restare in quel nuovo spazio.
E’ in quello stato di obbligatoria attesa del miglioramento fisico che ho cominciato a riconoscere gli stereotipi narrativi, gli eroi, le dame ed i loro amori, le atmosfere create dal blu di una notte o dal giallo cupo degli occhi di una civetta.
L’immaginario, quindi, ha sempre catturato la mia attenzione ed ho naturalmente proseguito in questa direzione quale forma più autentica del mio mondo interiore.
E’ stata senza alcun dubbio l’illustrazione – come primo passo del mio percorso – ad offrirmi lo spunto per un sereno superamento della dicotomia tra moderno/classico nella realizzazione di un quadro.
Le accese tessiture cromatiche che fanno da sfondo alle mie figure conferiscono una connotazione quasi onirica e astratta ma la scelta stessa dei colori da ai miei quadri il senso di una personale dimensione a volte fiabesca, a volte storica, a volte mitica.
Il mio spazio è fatto di tessiture e velature, figure sfumate: un habitat pervaso dal mio immaginario e in cui cerco – con onestà – di prolungare maggiormente la mia visione interiore.
La peculiarità di questo mio “habitat “ è, in fondo, la casualità con la quale si manifestano le figure del mio immaginario nel momento creativo; parlo di casualità in quanto la tecnica da me usata non da luogo a pitture materiche, spesse, definite. Il colore molto diluito si muove sulla tela stesa orizzontalmente rivelando alla mia osservazione notevoli invenzioni. Tra le macchie di colori, acuendo il mio occhio, individuo volti, corpi, storie e, come da spettatore, assisto incuriosito alla nascita del mio lavoro osservandone le fasi del suo sviluppo. Tutto questo è pervaso da un senso ludico a cui credo di non poter rinunciare e la cui imprevedibilità mi ha sempre meravigliato e continua a meravigliarmi.”
Paolo Bigelli