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LA CONFRATERNITA DI SANT’ANTONIO DEI PORTOGHESI E L'ARCHIVIO STORICO

L'attività caritativa dei portoghesi in Roma ebbe inizio nel secolo XIV: infatti, si fa risalire alla munificenza della nobildonna lisbonense, Dona Guiomar, la fondazione nel 1363 di due ospizi destinati ad accogliere i portoghesi poveri o malati, residenti o di passaggio a Roma.

Nel 1440 il cardinale Antão Martins de Chaves, vescovo di Porto (nord del Portogallo), fece edificare, accanto ad uno dei due ospedali, una chiesetta dedicata a Sant'Antonio di Lisbona, detto da Padova.

In questa chiesa venne istituita, nel 1540, dal Papa Paolo III la Confraternita di "Sant'Antonio de' Portoghesi ": essa si limitò a svolgere le sole funzioni di culto e non ebbe mai grande peso e diffusione.

Mai sciolta ufficialmente, la Confraternita ha da tempo cessato ogni attività (almeno dalla fine del secolo XIX); nell'edificio a fianco della chiesa (interamente ricostruita tra il 1683 ed il 1695) è oggi ospitato l'Istituto Portoghese di Santo Antonio.

Dall'attività della Confraternita è scaturita una discreta quantità di materiale archivistico. Oggi questo è stato raccolto e riordinato, ed è tuttora ospitato in due sale (la Sala 1, che contiene l'Archivio Corrente e di Deposito; mentre la Sala 2 ospita l'Archivio Storico).

L'Archivio è stato in parte danneggiato da un incendio verso la metà del secolo XIX e molto ben riordinato nel 1870 dal Segretario della Congregazione, João Alvares de Castro. In seguito, il materiale non era più stato toccato: questo almeno fino agli anni '50 del nostro secolo, dove si è pensato di creare delle buste per argomenti e/o temi, smembrando tutte le filze del secolo XVII e parte di quelle del successivo.

Non dobbiamo assolutamente dimenticare l'invasione delle truppe napoleoniche in Roma, come anche l'inondazione del Tevere, che, nel dicembre del 1870, sommerse, per alcuni metri, la chiesa: elementi, questi, che hanno contribuito, insieme agli eventi già citati, al deterioramento ed alla perdita di parte del materiale archivistico.

Lo stesso valga per la mano dell'uomo che, direttamente o indirettamente, ha lasciato un segno sulla documentazione creata dalla vita della Confraternita. Infatti, da uno scritto del Computista del 10 agosto del 1834, siamo venuti a conoscenza che: "nell'atto della descrizzione delle Carte e Libri trovati nella Compagnia della Regia Chiesa [...] furono marcate alcune mancanze trovate tanto neli Libri, quanto nelle Filze delle giustificazioni; quali dettero a sospettare, che fossero state commesse delle sottrazioni, che fattane relazione verbale all'Eccellentissima Congregazione, questa conosciuta la necessità d'ispezzionare tutti li libri, e Filze esistenti in computisteria ".
Il materiale archivistico creato dalla Confraternita è stato prodotto in seguito: alla collaborazione di una notevole quantità di personale, che nel secolo XVIII era di svariate proporzioni, infatti vi erano 12 cappellani, 2 confessori, 1 sagrestano, 1 sotto-sagrestano, 4 ragazzi del coro, 1 medico, 1 chirurgo, 1 segretario, 1 procuratore, 1 contatore, 1 esattore, 1 maestro di cappella ed 1 infermiere; molto veniva speso per la chiesa, la casa e l'ospedale di Sant'Antonio, come anche dei beni appartenenti alla stessa " Regia Chiesa, Casa ed Ospedale della Nazione Portoghese in Roma " : ornamenti della chiesa, riparazione e gestione della casa - chiesa - ospedale - infermeria e beni, cappellanie perpetue, feste delle 40 ore e del Giovedì Santo; come anche per elemosine, censi perpetui passivi, fori e frutti vitalizi.

Nella Sala 2 è oggi raccolto ed ospitato il materiale archivistico che va dal 1363, fino, all'incirca, al 1870/80. Come già sopra accennato, riguarda: l'amministrazione delle proprietà e stabili appartenenti all'IPSAR (molto consistenti fino al periodo che coincide con l'amministrazione del 1910-1935); gestione delle eredità e lasciti di legati portoghesi ed italiani (commercianti, ministri plenipotenziari, nobili e religiosi); documentazione riguardante l'Ambasciata, che, per un certo periodo, ha amministrato l'IPSAR (seconda metà del secolo XIX); il Fondo Diplomatico (FD) pergamenaceo (è stato creato nel 1996, smembrando l'ordinamento del 1870), che consta di 133 tra brevi, privilegi o semplici istrumenti (scritture private): il regesto del FD e raccolto in un apposito volume; una vasta documentazione prodotta in seguito alla concessioni di sussidi dotali elargiti a zitelle, e non, sia portoghesi che italiane, oltre a luso-italiane (infatti, la Confraternita basava la sua opera sulla beneficenza, ciò almeno fino alla fine del secolo XIX).

Durante il riordinamento del materiale si è cercato di ricostruire l'ordine precedente, in quanto quello originario, a causa delle vicissitudini affrontate dallo stesso materiale, durante i secoli, è quasi scomparso, salvo alcune rare eccezioni.

Il NUOVO INVENTARIO SOMMARIO è stato organizzato secondo le antiche segnature del 1870. Alcune Lettere non si è potuto ricostituirle, o sono state inglobate in altre buste.

Per il riscontro, è gradita la consultazione di uno degli inventari del 1870; infatti, non è stato necessario cambiare i dati del materiale, essendo essi corrispondenti perfettamente all'antico inventario.









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Pubblicato su: 2007-10-25 (801 letture)

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