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LA CHIESA DI SANT’ANTONIO DEI PORTOGHESI



L’ospedale e la chiesa quattrocentesca


La chiesa di S. Antonio dei Portoghesi nacque come cappella annessa ad un ospedale, o meglio ospizio, nel quale venivano accolti i pellegrini lusitani che giungevano a Roma.
Nel 1440, il cardinale Antao Martins de Chaves inaugurò la “cappella” sorta sul fianco sinistro dell’ospizio di piazza della Scrofa, odierna via dei Portoghesi, dedicandola a S. Antonio Abate. La cappella era larga quanto la metà orientale della chiesa attuale e si estendeva fino all’odierno altare di S. Giovanni Battista.

Dopo la morte di padre Antao nel 1447, il suo progetto fu portato avanti dal cardinale Alvaro Paes. Questi ampliò la cappella acquistando una casa “contigua à ala esquerda”.
Solo nel 1539 le chiesa venne dedicata a S. Antonio dei Portoghesi.
Non abbiamo fonti documentarie che ci permettano di comprendere i caratteri dell’antica chiesa prima del rifacimento seicentesco anche perché, con il Sacco di Roma del 1527, l’archivio della chiesa venne devastato.
Tuttavia, un’incisione di Girolamo Francino riproduce la facciata quattrocentesca di S. Antonio dei Portoghesi mostrandone semplicità e povertà decorativa (Fig. 1).

Una pianta di Roma del 1551, disegnata da Leonardo Bufalini, mostra la chiesa in pianta. L’edificio aveva l’abside semicircolare, era privo di transetto e lo spazio della navata era scandito da due file di colonne (Fig. 2).
Nel corso del 2005, per iniziativa dei membri dell’Istituto Portoghese, sono state compiute delle analisi sul fianco destro della chiesa che hanno fatto emergere, sotto l’intonaco della nuova costruzione, le mura della chiesa quattrocentesca (Fig. 3).

Grazie a questi rinvenimenti è stato possibile dimostrare che, le modifiche subite dalla chiesa nel corso del tempo non interessarono la struttura muraria perimetrale della navata, ma furono impostate mantenendo la costruzione preesistente.



Le vicende costruttive di Sant’Antonio dei Portoghesi dal XVII secolo


La chiesa di S. Antonio dei Portoghesi venne riedificata nel Seicento, a spese dei nazionali residenti a Roma, in sostituzione di quella precedente, più modesta.
Da due licenze dei Maestri delle Strade conservate nell’Archivio Storico Capitolino e da un documento relativo alla Visita Apostolica di Urbano VIII, risulta che, probabilmente, tra il 1624 e il 1627 venne redatto il progetto di rifacimento della chiesa, sia dell’interno che dell’esterno. Inoltre, mentre alcuni lavori all’interno della chiesa erano stati già iniziati nel 1627, quelli della facciata furono posteriori al 1629. Inoltre, l’analisi documentaria ha portato a supporre che i primi lavori all’interno della chiesa non comportarono un suo ampliamento.

Nell’archivio della chiesa, però, mancano sia il libro di fabbrica che il libro mastro; inoltre i libri dei mandati e quelli redatti in occasione delle Congregazioni Generali dell’Istituto Portoghese non accennano mai ai progetti della nuova chiesa e al suo autore.
Tuttavia, le note di pagamento dei primi lavori, presenti nell’archivio della chiesa, attestano che il cantiere della nuova fabbrica era iniziato sotto la direzione di Martino Longhi il Giovane.

Inoltre, ponendo a confronto l’elevata somma di denaro concessa a Longhi per lavori, presumibilmente semplici, compiuti a S. Antonio e i pagamenti corrispondenti allo stesso architetto per lavori simili e per l’esecuzione della facciata della chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio in piazza Trevi, è lecito ipotizzare che nel pagamento per le mansioni svolte nella chiesa dei Portoghesi da Longhi, fosse compreso anche quello per il progetto della facciata.
L’attribuzione a Longhi del progetto della facciata è confermata anche dalle guide del tempo, come quella di Pompilio Totti del 1638, data che può indicare anche la conclusione dei lavori di realizzazione della facciata.

Inoltre, essendo stati avviati nel 1627 i lavori all’interno della chiesa, e non avendo altri nomi di architetti, registrati nei documenti d’archivio e nelle guide, prima di Longhi, è presumibile che a quest’ultimo appartenga anche il progetto di rielaborazione dell’interno, oltre a quello della facciata, ma non ancora del suo ampliamento.

La ricostruzione e ampliamento dell’interno della chiesa fu comunque posteriore e venne eseguita sotto la direzione di altri architetti.

Biografi e contemporanei, come Giovanni Battista Mola (1663) e Filippo Titi (1674 e 1686), sembrano contraddire l’attribuzione dell’intera facciata a Martino Longhi il Giovane; altri – Michel’Angelo e Pier Vincenzo Rossi (1697), Giovanni Francesco Cecconi (1725), Gregorio Risecco (1745) – collocano invece le fasi finali del rifacimento di S. Antonio dei Portoghesi ad una data più tarda, tra il penultimo e l’ultimo decennio del ‘600, e le attribuiscono all’architetto Cristoforo Schor (Fig. 4).

Dalle fonti risulta attendibile che, almeno per ciò che riguarda la parte esecutiva, la responsabilità di Martino fu solo parziale e che a terminare l’edificio provvide lo Schor nell’ultimo decennio del secolo. Probabilmente, però, Cristoforo Schor intervenne solo nella decorazione architettonica, poiché Longhi aveva già avviato la costruzione ultimando la facciata nei due ordini prima dell’arrivo del nuovo architetto (Fig. 5).

E’ dunque ipotizzabile che Schor si rifece ad un progetto longhiano non portato a compimento. Infatti, da un’analisi del modellato della facciata, si riscontrano molte analogie con la facciata dei SS. Vincenzo e Anastasio, progettata interamente da Longhi (Figg. 6 e 7). Si deduce quindi che Longhi, anche per la facciata di S. Antonio come per quella dei SS. Vincenzo e Anastasio, definì gli elementi decorativi, realizzati in un secondo momento da Schor. Un’indagine diretta e ravvicinata delle murature e dei particolari architettonici ha permesso di individuare quali furono gli elementi della facciata realizzati da Schor; osservando lo stemma regale e i telamoni, che sostituiscono le volute, appaiono evidenti gli interventi di manomissione attuati per consentire l’inserzione delle nuove decorazioni (Fig. 9).

Per quanto riguarda la ricostruzione dell’interno della chiesa, gli interventi descritti nella già citata relazione della visita compiuta da Urbano VIII nel 1627 sono sicuramente riferibili a Martino Longhi. La ricostruzione della chiesa in questa prima fase dovette aver ricalcato struttura e dimensioni della precedente, inglobando nei pilastri le colonne esistenti e trasformando gli spazi delle navate laterali nei vani delle cappelle (Fig. 11).

Dopo questo primo intervento la chiesa rimase inalterata per quasi un quarantennio.

Solo nel 1663, come risulta da un documento dell’Archivio dell’Istituto Portoghese, si cominciò a pensare ad un ampliamento della chiesa, probabilmente nella zona della tribuna.

La ripresa dell’attività ci è testimoniata da due documenti nei quali viene indicato che architetto della fabbrica tra il 1674 e il 1676 era Carlo Rainaldi. Un esame stilistico induce a ritenere che si deve a Rainaldi il progetto per l’ampliamento della chiesa, probabilmente realizzato solo in parte. Infatti, nel 1676 la chiesa manteneva ancora la semplice struttura ad aula, risultando priva del transetto e della cupola, probabilmente solo in parte realizzata (Fig. 6).

Confrontando le soluzioni architettoniche della chiesa dei Portoghesi con quelle rainaldiane di S. Maria in Campitelli, sono riscontrabili molte consonanze, specie nelle finestre delle navate, nello schiacciamento del tamburo della cupola e nel motivo degli oculi ovali (Figg. 12 e 13). Per questo motivo si rafforza l’ipotesi che attribuisce a Rainaldi il progetto, se non l’esecuzione, dell’ampliamento chiesa, come anche la realizzazione del nuovo soffitto e l’impostazione della cupola.

A concludere l’esecuzione del progetto di Rainaldi fu Schor, che completò la cupola, realizzò il transetto e il presbiterio con l’altare maggiore (Figg. 14-15).


Agnese Iori
(estratto dalla tesi di laurea in Storia dell’Architettura, La chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi: committenza, architettura, materiali, discussa alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Roma Tor Vergata, nel dicembre 2005)









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Pubblicato su: 2007-10-25 (1000 letture)

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